
Sì, il primo pensiero è stato per te, comandante Che Guevara: ucciso, nelle stanze fredde di una scuola a La Higuera, in quel nero 9 ottobre 1967, da vili mani, le mani di Felix Hamos, e adesso restituito alla gloria di quel paese, di quel paese che tu volevi liberare dal giogo dello sfruttamento, dell’indifferenza, del sopruso, delle catene. Perché anche questo riesce a fare, a volte, la storia: ridare voci ai morti per amore, per inseguire un sogno di pace e speranza. In terra boliviana, da ieri, sei rinato: braccia di contadini, di diseredati, di operai ti stanno sollevando.
Guarda il loro volto, comandante Che Guevara, guarda le loro mani: sono volti e mani di povera gente che, da ieri, hanno recuperato sorriso e forza, perché, finalmente, qualcosa potrebbe cambiare, perché 1’America Latina sta alzando la testa, e non ha più paura, e non ha più timori.
Guarda quelle vene scoperte dove ora pulsa un nuovo sangue: il Potere dei signori della guerra e del denaro si è fermato, è stato respinto, non passeranno il loro odio e la loro violenza, non passeranno la loro ipocrisia e la loro elemosina.
Conosco quelle terre, quei popoli, comandante Che Guevara, perché là sono nato, sotto un cielo brasiliano, figlio di emigranti, figlio, cioè, di partenze e di rinunce, figlio dì chi per sognare si è visto costretto a partire, verso quell’infinito senza orizzonti, senza azzurro. Conosco, da sempre, tutti quei dolori, tutto quell’urlare sordo, saprei dirti di fethe, di umiliazioni, di bambini abbandonati nelle strade, di donne violentate nel corpo e nell’anima, di uomini senza più sguardo. Ma qualcosa sta cambiando, finalmente.
Diranno che siamo pazzi e sognatori, che siamo fuori dal tempo, illusi: ma non riusciamo a rassegnarci, comandante Che Guevara, non riusciamo a dire «va bene». Da]la Bolivia, dalla tua Bolivia è arrivato un segnale chiaro, quella Bolivia che ti ha visto eroe sino all’ultimo. Davanti a quegli sgherri, che ti hanno persino tagliato le mani come hanno tatto gli aguzzini di Pinochet con Victor Jara, ma le vostre mani sono le mani della gente senza nome, senza terra, senza volto, le vostre mani sono le mani di chi non ha smesso di lottare per una felicità da dividere, da condividere, per una felicità che non deve avere un prezzo, una classe sociale. Vai incontro a quella gente, comandante Che Guevara. Li senti quei canti? Parlano dite. Parlano di un nuovo sole, di un nuovo pensare, di un nuovo agire.










